giovedì, aprile 06, 2006

Un giorno al silenzio (dei partiti non mio)


Sono tutti contro di lui: i quotidiani, i periodici, i mensili, le tv, le radio, gli industriali, i magistrati, i comunisti.......per carità basta, basta e ancora basta!!! Non è più possibile andare avanti così: Berlusconi, se hai una dignità, smettila di fare la vittima!!! Gli uomini veri, quelli che hanno gli attributi, affrontano la realtà, non stanno sempre a piagnucolare. Ora alle elezioni ci servono pure gli osservatori.....e che stiamo in Iraq? Roba da non credere. Riguardo ai giudici comunisti vi invito a leggere l'articolo qui sotto.

P.S. Mi stanno arrivando un po' di sms di Forza Italia nè attesi nè graditi. Non è forse questa una violazione della mia privacy? Chi ha dato il mio numero?


Mills ai giudici: «Pagato da Berlusconi per tacere»
di Susanna Ripamonti
 «Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito più volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest e pur non avendo mai detto il falso ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui. È in questo quadro che nell’autunno del 1999, Carlo Bernasconi (manager Fininvest) mi disse che Berlusconi, a titolo di riconoscenza per come ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro».

Con questa confessione David Mills, l’avvocato inglese che ha creato all’estero l’architettura occulta della finanza Fininvest, ammette davanti ai pm milanesi Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, di aver ricevuto 600 mila dollari dal premier, per aver taciuto quello che sapeva nelle molte circostanze in cui la magistratura italiana lo aveva chiamato a testimoniare in procedimenti a carico di Berlusconi. In particolare nel processo per le tangenti pagate dal gruppo Fininvest alla Gdf e nel processo All Iberian e nell’ichiesta Mediaset.

È la svolta che fa scattare, contro di lui e contro il presidente del consiglio l’accusa di corruzione giudiziaria e di falsa testimonianza, in quello stralcio dell’inchiesta Mediaset, per il quale i due pm si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio. E questa volta l’accusatore non è la bistrattata Stefania Ariosto, dipinta dai difensori di Previti e Berlusconi come una farneticante visionaria. C’è uno dei più noti professionisti inglesi, marito del ministro della cultura del governo Blair, che sta dicendo che il presidente aveva l’abitudine di pagare per vincere i processi.

La confessione avviene a tarda sera, il 18 luglio del 2004, al termine di un interrogatorio iniziato alle 14,45. Fino a quel momento aveva descritto le operazioni fatte per costituire le società off shore Century One e Universal One, beneficiari i figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, ragione sociale: la creazione di fondi neri, dissimulati come compra-vendita di diritti televisivi da major americane. Era stato pagato per tacere anche su questo.

Il carico da novanta arriva quando i due pm gli mostrano la lettera che il 2 febbraio 2004 aveva mandato a Bob Drennan, il suo fiscalista, finita in mano ai pm grazie ai prodigi delle rogatorie. «Dear Bob - scrive Mills - nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 milioni di sterline, proveniente da Mr. B (alias Silvio Berlusconi, ndr)». Mills, ritenendo di essersi «accollato tutti i rischi, tenendone lontani i miei soci», divide a malincuore gli incassi coi suoi partner. Ma è costretto a spartire il bottino constatando amaramente che i colleghi «si erano accaparrati la maggior parte dei benefici a rischio zero». Dopo questa esperienza si mette in proprio: «Nel 1998-99 e 2000 lavorai autonomamente ed era evidente che i processi (a carico di B) sarebbero proseguiti, ci sarebbero stati avvocati da pagare e ci sarebbe sempre stato il rischio di essere accusato di qualcosa, che è proprio quello che sta per succedere ora, in seguito alla ultima indagine (Mediaset)».

Ed ecco la prova della corruzione: «Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B.(...) e loro sapevano bene che il modo in cui avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato dei passaggi difficili, dei tricky corners, per dirla in modo delicato) aveva tenuto fuori Mr. B da un mare di guai nei quali lo avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo». Mr. B. era talmente consapevole della destrezza con cui il reticente avvocato londinese aveva aggirato le curve pericolose delle sue deposizioni che, continua Mills, «all’incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. 600 mila dollari furono messi in un hedge found e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione se ne avessi avuto bisogno. Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione. E questa era una strada indiretta per raggiungere lo scopo». L’anno successivo Mills passa all’incasso ricorrendo a quel consistente gruzzolo per saldare un prestito della sua banca.

Pentito della confessione, tenterà poiuna retromarcia in una memoria difensiva, tirando in ballo operazioni fatte sui conti di altri clienti: l’armatore napoletano Attanasio, l’imprenditore Paolo Marcucci e Flavio Briatore, che interrogati, lo smentiscono. Ma già nella lettera a Bob il commercialista, aveva chiarito la vera natura di quei soldi: «Consideravo il pagamento come un regalo. Di cos’altro poteva trattarsi? Non ero un loro dipendente, non li rappresentavo, non stavo facendo nulla per loro, sussisteva ancora il rischio di futuri costi legali e di una grossa dose di ansia, che c’è certamente stata». I pm milanesi danno un nome ben preciso a quel regalo: Mills non aveva titoli per percepire parcelle e dunque quel «gift» in italiano si traduce tangente, il prezzo della corruzione giudiziaria di un teste, pagato da Berlusconi.